Non Toccatemi il Formaggio, un blog per raccontare il mondo caseario

Abbiamo intervistato Enrico Panzarasa, selezionatore affinatore e uno dei più grandi esperti di formaggi del nostro Paese

Non Toccatemi il Formaggio è una selezione di formaggi dell’azienda Selecta di Occhiobello (Ro). Il blog – che porta lo stesso nome – nasce nell’agosto del 2017 dall’esigenza e dal desiderio di condividere e promuovere la cultura del mondo caseario.

Da chi è composta la redazione del vostro blog?
La redazione è composta dal sottoscritto, selezionatore del comparto caseario di Selecta; Giulia Reato, editor che da anni si occupa di enogastronomia; Michela Bianco Prevot, consulente marketing per grandi aziende del settore caseario.

Dalla produzione all’attualità, dal vocabolario ‘essenziale’ alle visite nei caseifici. Sono solo alcune delle rubriche del vostro blog. Qual è il filo conduttore, la linea editoriale che vi date come riferimento nel racconto di un mondo, qual è quello del formaggio?
Il filo conduttore è “non toccatemi il formaggio”, una battuta e uno slogan coniato da me e Alberto Marcomini, oramai più di 10 anni fa, per cercare di portare all’attenzione anche del grande pubblico e dei consumatori il tema del salvataggio del “vero” formaggio, quello artigianale, tradizionale, a latte crudo (ma non solo), che le disattenzioni e la mancanza di consapevolezza rischiavano e rischiano ancora oggi di far scomparire.

C’è molta Francia nel vostro blog. Da dove nasce questa scelta di seguire con particolare attenzione i cugini transalpini?
La ricerca di attenzione nei confronti del formaggio è un patrimonio culturale prettamente francese che riteniamo vada assolutamente seguito.

Un po’ didascalico con l’ABC della caseificazione e altre rubriche diciamo ‘specifiche’ un po’ poetico, con i viaggi, la biblioteca e il racconto letterario del formaggio. A chi si rivolge “Non toccatemi il formaggio”, qual è il vostro target direbbe un esperto di comunicazione?
Le persone a cui ci rivolgiamo e a cui pensiamo quando scriviamo un articolo sono i principalmente i consumatori finali e gli appassionati del settore, ma con un occhio di riguardo verso gli “addetti ai lavori”, ovvero cuochi, camerieri e titolari di negozi di gastronomia, sempre alla ricerca di stimoli e nuove informazioni. In fondo, la cultura del formaggio in Italia non è poi così diffusa e digerita come quella del vino.

Chi è che vorrebbe ‘toccare’, minacciare la vostra passione? Fuor di metafora e giocando un po’ con il nome del vostro blog: quali sono i limiti e i freni che ostacolano il mondo caseario oggi? Limitiamoci allo scenario italiano per rendere la domanda meno “universale”.
Quasi ripetendomi, direi proprio la cultura e le conoscenze di base: c’è ancora chi non sa che il Parmigiano Reggiano è prodotto a latte crudo; l’ignoranza attorno al formaggio è solo terreno di coltura per fake news che vanno a tutto vantaggio del formaggio “industriale”. Dall’altra parte esistono tantissimi piccoli produttori, veri eroici sostenitori del territorio, che troppo spesso sono costretti ad arrendersi di fronte a insormontabili paletti burocratici, normative contraddittorie, difficoltà nell’inserimento dei propri prodotti nel circuito della distribuzione.

Se volete leggere la seconda parte dell’intervista cliccate qui.

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