Abbiamo intervistato Rachele Petrucci, che alleva pecore sulle montagne pistoiesi

Rachele ha 21 anni e ha deciso di fare il pastore sulle montagne pistoiesi. Potrebbe sembrare una scelta ‘folle’ secondo le logiche dei nostri tempi. Sentendola parlare, invece, si apprezza la tranquillità di chi, pur consapevole della difficoltà, sa di aver trovato la sua strada.

Rachele quando e perché inizia la tua avventura nel mondo della pastorizia?

Inizia in continuità con la storia della mia famiglia. Appena ho finito le scuole superiori ho iniziato a lavorare nell’azienda dei miei nonni, che si trova a San Marcello Piteglio, in provincia di Pistoia. Mi piaceva fare questo lavoro, così ho scelto di farlo.

Producete formaggio, ma non solo, parlaci un po’ della tua azienda.

Per quanto riguarda gli animali abbiamo un gregge di circa 140 pecore, di razza massese, con il quale produciamo pecorino a latte crudo. Ma produciamo anche cereali, farine di grano, farro, grano duro, grano marzuolo, Senatore Cappelli. Prodotti della tradizione coltivati e lavorati nel modo più naturale possibile.

E per quanto riguarda il formaggio?

Anche per quanto riguarda il formaggio cerchiamo di seguire la tradizione locale che è molto legata al pecorino a latte crudo della montagna pistoiese. Siamo anche un presidio Slow food ed è questa la strada che stiamo percorrendo anche con la nostra azienda.

Cosa significa per te produrre un formaggio a latte crudo.

I miei nonni lo producevano così e io proseguo sulle loro orme. Ci sono dei vantaggi e degli svantaggi naturalmente. Da un lato lavorare il latte crudo significa trattare una materia prima che assorbe e trattiene tanti sapori dei pascoli, dall’altro è più difficile perché ha aromi diversi e quando si va a produrre formaggio è più alto il rischio di sbagliare-

E con le tue massesi come ti trovi?

Bene, anche loro sono una razza abbastanza diffusa nel nostro territorio e quindi ricalcano il legame con la montagna pistoiese. Sono una via di mezzo tra la rusticità e la ‘comodità’. Possono stare fuori, ma non troppo, anche perché i nostri inverni sono piuttosto lunghi e rigidi.

Quanto è dura la giornata e la vita del pastore?

Abbastanza, ma sapendosi organizzare bene la fatica è gestibile. Poi dipende dai periodi non sempre il lavoro è eccessivo. In determinati momenti mi alzo alle 5, ma ci sono giornate in cui posso alzarmi anche alle 7.30. Questo per dire che c’è sempre molto da fare, ma la cosa più importante è organizzare il lavoro. Non potrò fare grandi viaggi, questo sì, ma faccio ciò che amo fare e riesco ad avere una vita come tutti i miei coetanei.

Fai tutto da sola in azienda?

No, mi aiuta sempre mia nonna Catia e, nei lavori più duri, ci danno una mano anche mio padre e mio zio.

Cosa consiglieresti a un giovane che decidesse di intraprendere la tua strada?

Direi che senza una base come ho avuto io è molto dura. Avere un’azienda alle spalle e una famiglia che già ha una conoscenza del lavoro è fondamentale. Se queste basi ci sono, invece, con passione e impegno è possibile affrontare le difficoltà e farcela.

Come coltivi la tua passione per il formaggio? E cosa ne pensi del Pecorino Toscano DOP?

Vorrei coltivarla di più, nel senso che mi piacerebbe molto approfondire alcuni argomenti, ma c’è sempre molto da fare e il tempo è poco. In questi giorni inaugureremo il nuovo caseificio, per esempio, e anche questo ci ha impegnato molto. Sì, conosco il Pecorino Toscano DOP e credo sia importante ci siano prodotti in cui la filiera della qualità, dall’origine al consumo, sia seguita e certificata.

Cosa ti piace di più del tuo lavoro e dove ti vedi tra qualche anno.

Io amo stare con i miei animali. Mi piace accudire le pecore, vedere quando nascono, vederle stare bene e in salute. Tra qualche anno mi vedo ancora qua. Magari con qualche capra, perché sono un’appassionata di questi animali e mi piacerebbe lavorare anche con loro.

Le foto sono di Gaia Baldassarri

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